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Per il salvataggio del Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio

Sabato 10 marzo, alle 11:00, sarà il presidente del Circolo della Stampa di Trieste Roberto Weber ad accogliere Bruno Pizzul, che farà visita al Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio per esprimere solidarietà ai volontari della Sezione Appassionati Trasporti del Dopolavoro Ferroviario di Trieste, i quali da più di trent’anni tengono in piedi un’iniziativa culturale e promozionale, patrimonio del Paese, più conosciuta all’estero che in Italia, purtroppo abbandonata proprio dalle Ferrovie Italiane.

Il giornalista sarà a Trieste anche per rispondere alla domanda. “Trieste Campo Marzio è solo un museo ferroviario ?”.

Tanti hanno già risposto “Transalpina e Metropolitana hanno il capolinea a Trieste Campo Marzio”, seguendo Margherita Hack , Paolo Rumiz e Etta Carignani, presidente dell’Associazione Nazionale Donne Elettrici di Trieste.

Infatti il Museo Ferroviario è l’unico in Italia (tre nel Mondo)ad essere realizzato in una stazione ancora pienamente operante, in grado di ricevere e far partire treni, come avvenuto dalla metà degli anni ’80, quando venne effettuata per la prima volta la circolare di Trieste, utilizzando la galleria di circonvallazione, in occasione dell’inaugurazione del Marketing Mix, la cui conferenza stampa si svolse a bordo di un elettrotreno con impianto video in tutte le carrozze. In tale occasione la SWG fece il primo sondaggio sulla metropolitana di Trieste. Il convoglio, partito da Trieste Campo Marzio, vi fece ritorno toccando Miramare, Aurisina, Opicina, Guardiella, Rozzol-Montebello.

La seconda effettuazione avvenne in occasione della visita a Trieste del Collegio degli Ingegneri Ferroviari Svizzeri, con fermata a Guardiella per consentire la colazione alla Trattoria Suban di via Comici, raggiunta a piedi dalla maggioranza dei partecipanti.

I volontari della SAT-DLF hanno poi aggiunto alle circolari carsiche “Binari sconosciuti”, utilizzando la vasta rete in partenza da Trieste Campo Marzio.

Finalmente anche le FS si sono mosse realizzando i “Rondò”, su iniziativa del Comune di Trieste, egualmente facenti capo a Campo Marzio, dove ancora i volontari sono riusciti a portare numerosi treni storici dall’Austria e dalla Germania contribuendo concretamente allo sviluppo turistico della città e della regione.

Ma l’importante iniziativa ha avuto una brusca interruzione, anche in questo caso ad opera delle FS , che tramite Trenitalia hanno imposto tariffe proibitive, con il risultato di far arrestare i treni turistici in Slovenia.

Prevale su tutto ormai il ritornello “C’è poco mercato”, “Dobbiamo riempire i treni”, “Chi paga ?”, per coprire l’assoluta mancanza di una visione europea dei traffici e delle potenzialità di sviluppo di mobilità e logistica, sia per il porto che per la città, sia per le merci che per i passeggeri.

La deriva autolesionistica fa emergere l’urgenza dello scorporo della rete dal gruppo FS, al fine di garantire quell’indipendenza necessaria per ricondurre alla loro missione le singole imprese e per cogliere tutte le opportunità offerte dai traffici in una dimensione europea.

Non a caso dall’Università degli Studi di Milano Bicocca il prof. Giulio Mellinato ha affermato:”Senz’altro offro il mio sostegno a tutte le iniziative che possano non solo salvare, ma possibilmente valorizzare il Museo Ferroviario, magari facendolo diventare il motore trainante del Museo dei Trasporti della Mitteleuropa, ove (un tempo) comunicare non era un lusso ma un elementare strumento di civiltà.”

Dall’Università di Trieste gli ha fatto eco il prof. Alfio Toselli: ”Aderisco alla petizione per salvare il Museo di Trieste Campo Marzio con grande preoccupazione per il destino di tale struttura, memoria storica della città e possibile mezzo di un programma di sostenibilità urbana, quale ad esempio una metropolitana leggera, proiettata verso il futuro di Trieste.”  Fonte DLF Trieste

 

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