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Piemonte: si chiude un valore aggiunto sul territorio

31 agosto 2012 – La risposta alla situazione che si è venuta a creare sulla rete regionale secondaria del Piemonte (vedi articolo su TT 266 settembre 2012 in uscita) deve basarsi su proposte realistiche e di facile attuazione, scaturite dalla coesione e condivisione di tutti i territori coinvolti dal provvedimento. La prima priorità è la conservazione dell’infrastruttura, per la quale occorre acquisire garanzie adeguate dal gestore della Rete (RFI) sul mantenimento degli allacciamenti delle linee chiuse al traffico, scongiurando ogni rischio di isolamento che precluderebbe qualsiasi possibilità di riapertura.
Recupero del ruolo del vettore ferroviario. Nel corso degli ultimi anni la figura del treno nello scenario collettivo si è via via degradata: troppi anni di disservizi, disagi e degrado hanno sicuramente impresso una visione sbagliata e penalizzante del treno, che può essere recuperata partendo dai numerosi esempi positivi presenti anche nel nostro Paese. Un Paese senza ferrovie è un Paese arretrato e isolato dal resto dell’Europa. Il treno non è un sistema di trasporto obsoleto o inadeguato e può divenire un caposaldo per il recupero e la rivalutazione del territorio. La scelta di mettere obbligatoriamente in gara il Trasporto Ferroviario Regionale (DLgs 1/2012 del Governo Monti) può rappresentare un’occasione per ridisegnare la mappa dei servizi sul territorio, creando le condizioni giuste e fattibili per una concorrenza fra i vari vettori.
Sistema Integrato. Sicuramente più ambiziosa ed impegnativa l’opportunità di creare un sistema integrato fra i vari vettori del Trasporto Pubblico Locale, partendo per esempio con una sperimentazione su una porzione di territorio definita e concentrata. Integrazione significa innanzitutto eliminare la concorrenza fra i vari vettori. Su una linea ferroviaria-campione, in presenza di arterie stradali mediamente congestionate, l’offerta potrebbe essere modulata assegnando agli autobus gli orari di “morbida” e riservando alla ferrovia quelli di punta, con corse veloci svolte da mezzi di buona capienza. L’offerta dovrebbe prevedere un minimo di servizi anche nelle giornate festive e nel periodo estivo. L’orario di una singola tratta dovrebbe essere studiato in maniera cadenzata e con coincidenze rapide e integrate con le altre linee. Le stazioni ferroviarie diventano nodi di interscambio sia fra i treni, sia con le autocorse destinate a collegare i centri non raggiungibili con la rotaia. La diffusione dei punti di interscambio fra i vettori in varie stazioni della linea (i cosiddetti Movi-Centro) potrebbe costituire la migliore alternativa all’uso del vettore privato. Esempi di sistema integrato sono realtà abituali in vari Paesi Europei e anche in Italia non mancano realtà di questo tipo, come quella realizzato dalla SAD – Società di Trasporto Pubblico Locale dell’Alto Adige – che nel corso dell’ultimo decennio ha promosso l’integrazione capillare fra i vari vettori, fino a raggiungere l’eccellenza di alcune zone come la Val Pusteria e la Val Venosta. Il territorio del Basso Piemonte ha caratteristiche molto simili a quello della SAD e potrebbe costituire un interessante banco di prova per un sistema integrato da progettare e successivamente mettere in gara con operatori in grado di offrire una pluralità di servizi con tutti i vettori richiesti (Arriva, Veolia, ecc.).
Recupero dei fabbricati. Il degrado del sistema ferroviario interessa anche le infrastrutture, che potrebbero essere recuperate per altri impieghi, con l’interessamento degli Enti Locali e di RFI. Sul territorio esistono già validi esempi di questo tipo, con stazioni cedute in uso ad associazioni oppure restaurate per la realizzazione di piccoli musei, ma si potrebbe anche ipotizzarne il riutilizzo come punti turistici, attrezzati anche per la vendita dei biglietti di viaggio.
Utilizzo turistico. Varie linee ferroviarie attraversano territori ricchi di attrattive turistiche e bellezze naturali, basti pensare ad esempio allo splendido scenario delle Langhe oppure alla ricchezza d’arte presente nelle varie cittadine affacciate alla linea Savigliano – Saluzzo – Cuneo oppure al fascino selvaggio dell’Alta Val Tanaro, percorsa dalla ferrovia Ceva – Ormea. Perché non affiancare al servizio ferroviario regionale un progetto di sviluppo in chiave turistica, da sviluppare assieme agli Enti Locali e da porre in atto in occasione di particolari eventi? Il servizio turistico potrebbe essere svolto da rotabili storici, particolarmente adatti a richiamare il pubblico. Esempi di questo tipo in Europa abbondano e anche in Italia si annoverano già le ottime realtà del “Trenonatura” in Toscana e il “TrenoBlu” nel Basso Sebino in Lombardia. A cura di Michele Cerutti e Giorgio Stagni


 

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