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Co.Mo.Do. per una cultura della ferrovia

Venerdì 22 febbraio nello storico Salone Liberty della Società di Mutuo Soccorso Cesare Pozzo si è svolto il convegno nazionale Co.Mo.Do (Confederazione di Mobilità Dolce) incentrato su “Le Ferrovie regionali Italiane: un patrimonio da difendere e da valorizzare”. E’ stato il primo evento nell’ambito della sesta Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate” che si svolgerà domenica 3 marzo. Dopo l’introduzione di Massimo Ferrari, Presidente di UTP-Assoutenti, Stefano Maggi ha parlato del ruolo della ferrovia come motore dell’unità d’Italia dopo il 1861. Sono seguiti numerosi interventi delle più importanti associazioni ambientaliste, di mobilità sostenibile, di promozione del turismo ferroviario, del cammino e della salvaguardia del paesaggio, affiancati dagli autorevoli contributi su “La Ferrovia Merano-Malles: un’esperienza di successo” curato dal Sostituto Direttore di Esercizio Marco Stabile e “La Lombardia: una Regione in controtendenza” tenuto da Luigi Legnani, AD di Trenord Oggi, proprio mentre il treno ritorna protagonista nel mondo dei trasporti in Europa e torna ad essere utilizzato anche dalla nostra classe dirigente, il patrimonio infrastrutturale costituito dalla rete ferroviaria minore rischia nuovamente l’abbandono e l’incuria. Questo, non tanto perché ci si continui ad illudere, come mezzo secolo fa, che il trasporto su gomma sia la panacea di tutti i problemi (il bus, in particolare, si è rivelato una alternativa perdente rispetto alla rotaia), ma perché ora la crisi della finanza pubblica e il conseguente ridimensionamento dello stato sociale suggeriscono il disimpegno della mano pubblica dai servizi periferici ritenuti, a torto, meno importanti. Questo ha pesanti ricadute sull’ambiente, sugli equilibri territoriali, sul paesaggio, sul diritto alla mobilità garantito dalla Costituzione, mentre proprio la rete secondaria dovrebbe costituire il complemento indispensabile dell’Alta Velocità per raggiungere capillarmente tutti i capoluoghi di provincia. Inoltre non bisogna dimenticare che anche i sedimi ferroviari ormai da tempo abbandonati e difficilmente ripristinabili per il passaggio del treno, possono essere riconvertiti in splendidi percorsi ciclopedonali con benefici per la mobilità dolce e la valorizzazione del territorio, come è già avvenuto in diverse zone della Penisola. Infatti, si tratta spesso di pregevoli esempi di archeologia industriale e la loro valorizzazione costituisce anche un riconoscimento delle competenze e della capacità di pensare il futuro delle generazioni precedenti. Durante il convegno sono stati presentati due libri “Le ferrovie delle meraviglie”, un viaggio-documentario nelle ferrovie dimenticate d’Italia e “Dalle rotaie alle bici”. Umberto Rovaldi, architetto paesaggista che con Giulia Cortesi ha curato la redazione del volume spiega: “Il recupero ciclabile delle ex ferrovie oggi in Italia – così come nel resto d’Europa – richiama e implica un sistema integrato e intermodale, di reti ciclabili e ferroviarie, cui puntare per una moderna mobilità dolce, eco-compatibile e matrice di nuovo paesaggio. Le conversioni ciclabili dei sedimi ferroviari abbandonati non siano dunque viste come scelte preconcette, a senso unico, tese a non affrontare seriamente le problematiche in campo e ad escludere la riattivazione del servizio ferroviario. Le due opzioni di recupero–ciclabile e ferroviario (o tramviario)–non sono fra loro avverse, in alternativa e in competizione, con reciproca esclusione. Bici e treno (o tram, o metrò) al contrario si chiamano a vicenda, dialogano, si armonizzano e si potenziano: si veda il caso esemplare della Merano-Malles in Val Venosta, o della Bergamo-Albino”. Il convegno si è concluso con l’impegno di ripresentare in Parlamento la proposta di una Legge quadro per il recupero e la valorizzazione delle linee dimesse “quando non vi sia alcuna possibilità di ripristino del servizio ferroviario, e ad effettuare un’analisi dei costi-benefici relativamente alle tratte che potrebbero essere restituite all’uso ferroviario” e il progetto del Presidente emerito e fondatore di Co.Mo.Do., Albano Marcarini, di dare vita ad una fondazione per l’acquisizione delle linee dimesse a beneficio della collettività. A cura di Angelo Nascimbene

 

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